Il tuo desiderio di felicità deve includere la felicità degli altri.

Quando serviamo gli altri, serviamo noi stessi. Non pensare: «Aiuterò gli altri», ma piuttosto: «Aiuterò i miei cari, il mio mondo, perché altrimenti non potrò essere felice».

La legge della vita è stata ideata per insegnarci a vivere in armonia con la Natura oggettiva e con la nostra vera natura interiore.

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Quando serviamo gli altri, serviamo noi stessi.

Se tocchi con le dita una stufa rovente, ti brucerai. Il dolore che sentirai sarà un avvertimento della Natura per proteggerti ed evitare che tu ferisca il corpo.

Se tratti gli altri con scortesia, riceverai in cambio scortesia, sia dagli altri sia dalla vita. Il tuo cuore, inoltre, diventerà appassito e sterile. In questo modo la Natura mette in guardia le persone, mostrando loro che con la scortesia fanno violenza alla loro sintonia con il Sé interiore.

Quando conosciamo la legge e ci comportiamo di conseguenza, viviamo nella felicità perpetua, in buona salute e in perfetta armonia con noi stessi e con la vita.

Un paio di anni fa avevo un bellissimo strumento musicale, un esraj  dall’India. Mi piaceva suonare la musica devozionale con quello strumento. Un giorno un visitatore lo ammirò; senza esitazione, glielo regalai. Anni dopo qualcuno mi chiese: «Ma non ti è dispiaciuto neanche un po’?». «Neppure per un momento!» risposi. Condividere la felicità con gli altri espande la nostra felicità.

Un amante e un’amata possono trovare la felicità l’uno nell’altra se vivono una vita semplice, senza appesantire la propria esistenza con l’opulenza, l’artificiosità e l’ambizione sfrenata.

Quando due individui egoisti si uniscono formalmente in matrimonio, continueranno a essere separati mentalmente finché ognuno di loro sarà circondato dalle mura dell’individualismo. Imprigionàti nelle celle dell’egoismo, non raggiungeranno mai insieme la felicità e l’armonia. Dare amore, non ricevere amore, è la chiave che aprirà le porte dei loro cuori e donerà loro la felicità coniugale.

L’egoismo è autoisolamento. Quando i membri di una coppia imparano a espandere le loro simpatie e smettono di limitarle a se stessi, sia come individui sia come coppia o famiglia, possono trasformare il loro rapporto e la disarmonia emotiva generata dall’egoismo in una relazione di amore altruistico e divino.

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In questo modo l’amore umano può espandersi nell’amore di Dio.

L’amore altruistico è la chiave. Le coppie che all’inizio hanno definito la loro relazione in termini di “me e te”, successivamente, con l’aumento della comprensione, imparano a pensare in termini di unione. In questo modo l’amore umano può espandersi nell’amore di Dio.

Senza Dio, l’amore umano non è mai perfetto. Nessun matrimonio è veramente fecondo senza “l’ingrediente segreto” dell’amore divino. L’amore terreno che non va al di là dell’amato per abbracciare la divinità non è affatto vero amore. È adorazione dell’ego, ed è egoista perché radicato nel desiderio.

Il vero amore emana da Dio. Solo i cuori che sono stati purificati dall’espansione del sé possono abbracciare la pienezza di quell’amore. Nell’espansione, i sentimenti del cuore diventano canali attraverso cui l’amore di Dio fluisce in tutto il mondo.

Le persone che trovano davvero la felicità nel matrimonio non la trovano nel coniuge. La felicità viene sempre dall’intimo di noi stessi. Com’è triste vedere quanto soffrono le persone, solo perché ripongono le loro aspettative di felicità negli altri!

Swami Kriyananda descrive la seguente esperienza:

Un membro di una delle chiese della Self-Realization Fellowship  andò da Paramhansa Yogananda in preda al dubbio. «Maestro,» gli disse «alcune persone sostengono che, con così tanta sofferenza nel mondo, è sbagliato essere felici. La felicità personale non implica forse la mancanza di compassione per la sofferenza degli altri? Gesù è stato spesso descritto come un uomo di dolore, mai come un uomo di gioia».

Paramhansa Yogananda le rispose: «Il Gesù che conosco io è colmo di beatitudine, non di dolore! Si addolora per le sofferenze dell’umanità, sì, ma il suo dolore non lo strazia. Se dovesse veramente abbracciare i dolori altrui, che cosa avrebbe da donare agli altri, se non ulteriore infelicità?».

Chi possiede la beatitudine di Dio prova compassione per i milioni di persone che hanno perso il senso della loro esistenza. La compassione accresce la beatitudine interiore; non la diminuisce. La beatitudine, infatti, è la cura che tutti gli uomini stanno cercando, consapevolmente o inconsapevolmente. Non è una questione marginale, scollegata dalla sofferenza. Più si prova la beatitudine interiore, più si desidera condividerla con tutti.

La gioia divina arriva con l’espansione del sé. La sofferenza, d’altro canto, è il frutto dell’egoismo, di un ego che tende a contrarsi. La gioia risveglia la compassione nel cuore. Fa desiderare di infondere la beatitudine divina in coloro che piangono addolorati.

La felicità stessa, nonostante sia un bene universale, non deve mai essere imposta agli altri.

La felicità stessa, nonostante sia un bene universale, non deve mai essere imposta agli altri. In realtà, non si può mai imporla. I cambiamenti, se non sono intrapresi secondo la volontà divina, creano disarmonia.

Le buone azioni devono essere offerte con amore e rispetto per la libera volontà degli altri. Il nostro rispetto per gli altri dovrebbe essere, soprattutto, per la presenza divina in loro. La carità non deve mai privare i suoi destinatari della loro dignità divina. Quando doniamo qualcosa, dovremmo incoraggiare gli altri a darci almeno qualcosa in cambio. Dovremmo anche far sentire loro la nostra gratitudine per la loro assistenza. Non ne avranno giovamento, se riceveranno la nostra bontà passivamente.

Quando un intagliatore di diamanti vuole creare una bellissima pietra, sa che deve tagliarla lungo la sfaldatura naturale. Non può tagliare a caso, per soddisfare una qualche fantasia astratta. Lo stesso vale quando si tratta di far emergere la bellezza nella natura umana: dobbiamo prendere in considerazione le qualità degli altri, senza mai cercare di imporre le nostre.

Quando una persona progredisce spiritualmente e scopre la gioia e l’intuizione divina dentro di sé, desidera spontaneamente trovare il modo di portare a tutta l’umanità quella splendente sensazione di felicità e benessere. Tuttavia, impara abbastanza in fretta che deve affrontare le cose così come sono. L’instabilità mentale di qualsiasi natura, come ad esempio il dolore, che è un tipo di squilibrio mentale, deve essere curata con delicatezza, spesso gradualmente, per evitare che un’emozione violenta troppo improvvisa, persino di gioia, aggravi il disturbo invece di curarlo.

È una cosa buona e giusta che ognuno di noi faccia del suo meglio per migliorare il mondo in cui viviamo. Dio non è contento dell’egoismo. Se un devoto accumula egoisticamente persino la grazia che riceve durante la meditazione, dà potere al suo ego, non alla sua anima. Non è sempre possibile per noi realizzare in fretta, o facilmente, i nostri scopi altruistici. Questo fatto non deve scoraggiarci dal compiere le buone azioni che rientrano nelle nostre possibilità. Siamo tutti fatti a immagine di Dio e abbiamo potenzialmente dentro di noi il Suo potere nascosto. Cominciamo allora a vivere e lavorare sentendo la Sua guida e la Sua forza dentro di noi, e non con la coscienza dell’ego.

Vivendo sempre più nella consapevolezza della Sua presenza, con la concentrazione e la meditazione quotidiana, svilupperemo sicuramente i nostri poteri latenti. Questi poteri, che derivano dalla sintonia, possono essere utilizzati per superare tutte le difficoltà che affrontiamo.

Esèrcitati a sparare sorrisi fiammanti contro il bersaglio dei cuori affranti. Ogni volta che il cuore addolorato di qualcuno è trafitto dal proiettile del tuo sorriso, hai fatto centro. Uccidi la tristezza con la lama della saggezza. Non appena incontri un cuore afflitto, sparagli contro sorrisi di simpatia e parole gentili. Nel momento in cui incontri qualcuno sopraffatto dalle nubi del dolore, disperdi quelle nubi con le pesanti, continue cannonate dei tuoi sorrisi coraggiosi.

Quando vedi lo sconforto della disperazione, sparagli subito contro sorrisi che risvegliano la speranza. Non prendere l’abitudine di addolorarti, ma di sorridere. Sii deciso a non offenderti, e perdona e dimentica spontaneamente coloro che ti hanno offeso. Non arrabbiarti mai. Non permettere mai a te stesso di diventare la vittima della rabbia di qualcun altro. Fai del tuo meglio per superare le difficoltà, ma sorridi all’inizio, alla fine, e per tutto il tempo. Non esiste panacea migliore per il dolore, o miglior tonico rivitalizzante, dei sorrisi. Non esiste potere più grande per superare un fallimento di un vero sorriso. Non esiste ornamento migliore di un sorriso sincero. Non esiste bellezza più grande del sorriso di pace e di saggezza che splende sul tuo volto.

Madre Divina, insegnami ad amare e servire gli altri.
Insegnami a tener fede alla mia parola,
proprio come desidero che gli altri tengano fede alla loro.
Insegnami ad amare gli altri come vorrei essere amato.
Insegnami, Madre, a fare felici gli altri, a farli sorridere.
Insegnami, Madre, a trovare la mia felicità nella gioia degli altri.

Tratto da Come essere sempre felici di Paramhansa Yogananda, pubblicato da Yogananda Edizioni Srl, Gualdo Tadino (PG)

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