Non desidero monumenti sulle umane vette della fama,
ma rimanere in segreto nelle grotte del divino amore nelle anime,
servendole silenziosamente con invisibili pensieri di aiuto”.

Divina amicizia, servizio e unione profonda tra Anime. È il dono speciale che abbiamo vissuto nel cuore durante il ritiro dei leader dei Gruppi di Meditazione organizzato ad Ananda nell’ultimo fine settimana di ottobre, un’occasione di scambio che ha trasformato 27 discepoli e kriyaban in coraggiosi guerrieri di Luce, pronti a rispondere alla chiamata del nostro amato Guru Yoganandaji.  

Due giorni speciali di satsang ispiranti, canti e preghiere che hanno messo a dimora tanti semi quante sono le qualità divine dell’anima, qualità che le pratiche, la devozione e l’amore dei grandi Maestri del Kriya Yoga continuano a risvegliare nel mondo. È stata una chiamata fortissima a trovare la Pace e la Calma in noi e a diffonderle fuori da noi, a portare nel nostro quotidiano la Gioia, la Saggezza e la Luce per dissolvere preoccupazioni e paure laddove le onde della dualità ci tengono intrappolati nel mondo esteriore. C’è un Potere divino che sempre si rigenera al contatto con Dio e che nella condivisione diventa sempre più grande. Tutto questo è una chiave potente che apre portali di luce e contribuisce a diffondere nel mondo i sacri insegnamenti del nostro sentiero, strada maestra del Dwapara Yuga, l’era dell’energia e del potere divino. 

Guidati e ispirati dalle condivisioni di Shivani, Darshan, Anand e Kirtani, abbiamo fatto un’esperienza importante: un tempo benedetto da insegnamenti che hanno lasciato una traccia profonda in tutti noi. Tutto è iniziato con il ricordo di un voto che tanto tempo fa abbiamo fatto alla Madre Divina e al nostro Guru attraverso il Discepolato: la promessa di fare spazio nel cuore e diventare servitori di amore e di gioia, strumenti al servizio di un volere più alto di tutti noi. 

È la responsabilità più grande: aiutare gli altri a vivere i potenti insegnamenti di Yogananda con fedeltà e determinazione. Come ha ricordato Shivani, quello di Yogananda è un messaggio per la nuova era e la responsabilità di ognuno di noi è diffondere le potenti vibrazioni delle sue parole e delle pratiche con determinazione, preservandone la forza del messaggio originale, così da proseguire la sua opera per il mondo. 

“Persevero e accetto ogni cosa con fede calma in Dio”, ci ha insegnato il Maestro in una delle sue affermazioni di guarigione, e con quella stessa perseveranza – è stato il messaggio di questo ritiro – ogni discepolo può fare la differenza. Quando abbiamo preso il discepolato, abbiamo pronunciato parole importanti: “Offro me stesso con devozione al servizio della Tua causa e del raggio della Luce divina (…). Fa di me uno strumento delle Tue benedizioni. Così come ricevo io, possano anche altri avere la grazia di ricevere”. È stato potente ricordare insieme quella promessa fatta tanto tempo fa e assumersi nuovamente l’impegno a diventare messaggeri di Luce e pellegrini di Pace. 

COMUNIONE INTERIORE

Darshan, con il suo bellissimo satsang, ci ha fatto immergere nelle profondità del mare della devozione. Il sentiero spirituale è una strada lenta e difficile, spesso costellato di pietre e di ostacoli che tanto ricordano la salita al monte Krizevac di Medugorje: un cammino faticoso se affrontato con le nostre sole energie, indossando uno zaino pesantissimo pieno di ego, ma così potente e trasformante se affrontato con la preghiera e la profonda connessione. 

Ma è in quegli ostacoli che la Madre Divina infonde il suo amore e ci aiuta, passo dopo passo, a realizzare quella missione esortata da Swami Kriyananda: dissolvere l’ego nell’infinito. La meditazione, ha ricordato Darshan, è una Comunione Interiore, è una spinta verso l’alto che ci collega al nostro più grande Sé, con i Maestri e con Dio. Ed è in quella forza propulsiva che ci proietta verso l’alto – come il monte della croce di Medugorje – che ritroviamo lo spazio e il desiderio di unirci al divino, con beatitudine sempre nuova. 

Ma il sentiero che porta alla Madre Divina è fatto anche di comunicazione profonda con gli altri, attraverso il magnetismo e gli insegnamenti spirituali. Un sadana forte è la pietra su cui si fonda il nostro servizio e, quando ci sembrerà di perderci, basterà tornare al centro del nostro cuore e ricordare queste bellissime parole: “Crea la grotta di Babaji dentro di te e lì potrai tornare per ritrovare il tuo sacro”. 

COMUNITÁ

Durante il ritiro, è stato bello poterci confrontare per capire che le sfide che spesso affievoliscono la perseveranza e sembrano spegnere il magnetismo del nostro gruppo di meditazione sono gli stessi inciampi nel cammino di tutti. La missione che Swami Sri Yukteswar ha riposto nelle mani e nel cuore di Yogananda era fare Comunità per aiutare le persone a incontrare Dio e vivere il Sanaatan Dharma nel quotidiano. Comunità significa creare una famiglia spirituale forte e coesa, capace di risvegliare l’amicizia divina e la voglia di condividere, sostenersi e aiutarsi reciprocamente nel cammino spirituale. 

Ma come fare a superare gli ostacoli della vita mondana che tutti noi viviamo ogni giorno nei gruppi di meditazione. “Col kriya puoi risolvere tutti i problemi”, diceva Lahiri Mahasaya. Meditare insieme è la risposta, una sadhana forte è la soluzione per aumentare quell’aurea di magnetismo di ogni gruppo spirituale, per affievolire l’ego che divide e giudica, per capire che ogni persona che arriva nel gruppo è una risorsa inviata dal Guru. 

SERVIRE

 Meditare insieme, servire insieme, divertirsi insieme. Kirtani e Anand hanno ricordato come l’unione tra anime possa risvegliare quel senso di famiglia spirituale che rende salde le radici delle nostre comunità, piccole o grandi che siano. È la meditazione a creare le basi di questa famiglia, rivolgersi a quell’occhio spirituale per trovare Dio è un’esperienza che risveglia un potere più alto e farlo insieme ai fratelli e alle sorelle di cammino è il cemento che unisce attraverso il magnetismo ed è la scintilla che fa risplendere la luce di cui il mondo ha bisogno. Ma essere famiglia significa anche servire, mettendoci a disposizione dei Maestri e del prossimo – come Yogananda ci insegna, non può esserci una vera evoluzione spirituale senza servizio – e vivere nella gioia, divertendosi insieme. “Una vita semplice con alti ideali”, era il messaggio di Swami Kriyananda, una chiamata alla responsabilità, ma anche alla gioiosa condivisione. Nel servizio, nella preghiera e nel divertimento. 

“Cercherò di rendere veramente felici gli altri, 
con gratitudine per la divina felicità spirituale. 
Servirò tutti attraverso la mia felicità spirituale”.

(P. Yogananda, Meditazioni metafisiche)

SINTONIA E LEADERSHIP

Shivani ha parlato delle tre principali responsabilità che ogni discepolo deve assumersi per la propria vita spirituale, per quella degli altri e per il mondo in cui viviamo. Crescere come devoti, forti e saldi nella fede e ancorati agli insegnamenti. Creare gruppi di meditazione e una famiglia di fedeli sempre più grande e profonda. Essere canali degli insegnamenti originali dei grandi Maestri. 

Responsabilità e leadership. “La vera leadership è la padronanza delle emozioni, ovvero l’imperturbabilità”, ha spiegato Shivani. Più divento padrone delle mie emozioni e più riesco ad aiutare gli altri. “La leadership è più che guidare un gruppo verso un risultato. Significa creare un ambiente collaborativo e dinamico in cui gli altri possano crescere, contribuire e prosperare”. Costruire, giorno dopo giorno, una visione forte e renderla viva con determinazione e forza di volontà è responsabilità della leadership, renderla viva è possibile con il potere della preghiera e della meditazione. 

ENTUSIASMO

Il ritiro si è chiuso con una sferzata di entusiasmo dell’incredibile Expanding Light Team che, con passione e voglia di essere sempre più canali di luce hanno contagiato tutti noi ad essere sempre più in sintonia con i Maestri anche attraverso gli strumenti del Dwapara Yuga: nell’era dell’energia, i social e le rete sono il mezzo più potente per portare i messaggi divini nel mondo.

Cercherò di rendere veramente felici gli altri,
con gratitudine per la divina felicità che Tu mi hai donato.
Servirò tutto attraverso la mia felicità spirituale”.