La sorgente della vera gioia

«La perfetta beatitudine nasce solo nel cuore tranquillo,
nello spirito privo di passioni, purgato dall’offesa, votato all’Infinito.
Colui che dedica così la sua anima all’Anima Suprema,
abbandonando il peccato,
passa senza impedimenti all’infinita beatitudine
dell’unione con Brahman.»

Questi versi della Bhagavad Gita, riportati da Swami Kriyananda nel capitolo “La gioia  è dentro di noi” del suo libro Il Nuovo Sentiero, ci invitano a riflettere su una domanda  che accompagna l’essere umano da sempre: dove nasce la vera gioia? 

La cerchiamo negli affetti, nel lavoro, nei successi, nelle esperienze che viviamo.  Pensiamo che, cambiando le circostanze, riusciremo finalmente a sentirci appagati. Eppure, anche i momenti più belli sembrano sfuggirci tra le dita, lasciando nel cuore il  desiderio di qualcosa di più profondo e duraturo. 

L’ego ci spinge continuamente a desiderare “qualcosa in più”: una condizione migliore,  un risultato più grande, una vita senza problemi. Così entriamo in una ricerca  incessante. Raggiungiamo un obiettivo, proviamo soddisfazione per un momento e  subito nasce un nuovo desiderio. Senza rendercene conto, trascorriamo la vita  inseguendo una felicità che sembra sempre trovarsi un passo più avanti. 

La sorgente della vera gioia

Swami Kriyananda

La Bhagavad Gita ci invita invece a cambiare prospettiva. La beatitudine non nasce da  ciò che accade fuori di noi, ma dal cuore che ritrova la pace e si apre all’Infinito. È una  gioia che non dipende dagli eventi, perché affonda le sue radici nella presenza di Dio. 

Fu proprio questa verità a colpire profondamente il giovane Swami Kriyananda. In  quelle parole riconobbe la direzione della sua vita. Comprese che la ricerca spirituale  non consiste nel rincorrere esperienze sempre nuove, ma nel rivolgere tutta la propria  coscienza verso Dio. Da quel momento il suo cammino acquistò una chiarezza nuova,  fino a condurlo all’incontro con il suo Guru, Paramhansa Yogananda. 

Anche oggi questo insegnamento conserva tutta la sua forza. 

Viviamo immersi nel rumore, nella fretta e nelle continue sollecitazioni del mondo  esterno. Rischiamo così di dimenticare che la sorgente della gioia si trova nel luogo  più vicino e, allo stesso tempo, più difficile da raggiungere: il nostro mondo interiore. 

Per questo la meditazione occupa un posto così centrale nella vita spirituale. Meditare  significa ritornare a casa. Significa creare ogni giorno uno spazio di silenzio nel quale  la mente si acquieta e il cuore può aprirsi alla presenza di Dio. È proprio in quel silenzio  che scopriamo una pace che non avevamo mai perso, ma soltanto dimenticato.

Anche la preghiera, quando nasce dal profondo del cuore, diventa un vero incontro.  Non è soltanto il momento in cui chiediamo qualcosa a Dio, ma quello in cui impariamo  ad ascoltarlo, ad affidargli le nostre gioie, le nostre fatiche e i desideri più autentici del  cuore. 

Più cresce questa relazione con il Divino, più comprendiamo che la vera felicità non  dipende dalle circostanze, ma dalla comunione con Lui. A poco a poco scopriamo che,  dietro il nostro bisogno di essere amati, accolti e compresi, si nasconde il desiderio più  profondo dell’anima: ritrovare l’Amore di Dio, dal quale proveniamo e verso il quale  siamo continuamente chiamati. 

Quando questa consapevolezza inizia a fiorire dentro di noi, cambia il modo di  guardare la vita. Le prove non scompaiono, ma acquistano un significato diverso. Il  cammino spirituale, soprattutto quando siamo guidati da un autentico Maestro, diventa  una strada di trasformazione interiore che ci conduce, passo dopo passo, verso la  sorgente della vera gioia. 

A questo cammino si affianca l’introspezione. Osservarci con sincerità, riconoscere ciò  che ci allontana dalla pace e ciò che invece ci avvicina alla nostra natura più profonda  è un atto di amore verso noi stessi. Giorno dopo giorno il cuore diventa più libero, più  aperto e più ricettivo alla Grazia Divina. 

Nella mia esperienza personale, sia come donna sia come psicoterapeuta, ho  sperimentato quanto la meditazione rappresenti molto più di una semplice tecnica di  rilassamento. Essa è un cammino di trasformazione, una via privilegiata per  approfondire il rapporto con Dio e riscoprire quella gioia silenziosa che dimora già nel  cuore di ogni essere umano. 

La meditazione e la preghiera non eliminano le prove della vita. Tuttavia, le  trasformano profondamente. Nei momenti di difficoltà ho sperimentato che, tornando  al silenzio interiore e affidandomi a Dio, riaffiora una pace che non dipende da ciò che  accade all’esterno. È una gioia discreta, ma stabile, che sostiene il cammino e ricorda  continuamente che non siamo soli. Ci accompagna la certezza che la nostra vita ha uno  scopo: riscoprire il nostro Sé più elevato e ritornare, passo dopo passo, alla nostra  unione con Dio. 

Come insegna Paramhansa Yogananda ne L’eterna ricerca dell’uomo, la gioia non è  qualcosa che dobbiamo creare o conquistare. È una qualità innata dell’anima, che si  rivela quando la mente si acquieta e il cuore si apre alla presenza divina attraverso la  meditazione e la preghiera. Quando impariamo a vivere questa relazione con Dio,  scopriamo che la beatitudine non è una meta lontana, ma la nostra più autentica natura.

Forse è proprio questo il dono che Swami Kriyananda desiderava trasmetterci  attraverso la sua vita e i suoi insegnamenti: non esiste felicità più grande di quella che  nasce dall’incontro con Dio. 

La sorgente della vera gioia non si trova nel mondo esterno. È custodita nel  santuario del nostro cuore, dove Dio attende silenziosamente di essere  riconosciuto. 

La sorgente della vera gioia

Riferimenti bibliografici 


Se questa storia ha toccato il tuo cuore, potresti sentirti ispirato a conoscere di più sulla vita e l’eredità di Swami Kriyananda nel suo anno del centenario.
Puoi scoprirlo qui:

Centenario di Swami Kriyananda

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