Chi era davvero Swamiji? 

La guida che non volevo seguire, ma…

Ci sono incontri che cambiano la vita.
E poi ci sono persone che la cambiano ancora prima che tu sia disposto ad ascoltarle.

Per me, Swami Kriyananda – che tutti chiamavano semplicemente Swamiji – apparteneva alla seconda categoria.
La cosa curiosa è che, quando arrivai per la prima volta ad Ananda, non provavo alcuna particolare simpatia nei suoi confronti.
Anzi.
Ogni volta che vedevo le sue fotografie pensavo:
“Il Maestro è Paramhansa Yogananda. Perché tutte queste immagini di Swamiji?”
Era una reazione sincera.

Venivo da una formazione molto razionale e avevo già sperimentato quanto fosse facile trasformare la spiritualità in idolatria. Non volevo commettere lo stesso errore.
Così decisi una cosa semplice.
Mi dissi:
“Sono qui per imparare gli insegnamenti di Yogananda. Farò come un’ape: prenderò il nettare e lascerò perdere tutto il resto.”
Credevo di poter scegliere io cosa accogliere.
Non immaginavo che la Grazia avesse già scelto me.

Un maestro non convince. Trasforma.

Negli anni iniziai a osservare Swamiji da lontano.

Non cercò mai di impressionarmi.
Non tentò mai di convincermi.
Non mi chiese di seguirlo.
Semplicemente… era.
Ed è proprio questo che lentamente iniziò a sciogliere le mie resistenze.

Chi era davvero Swamiji

Swamiji e Bikram

Compresi che un vero maestro non ti lega a sé.
Ti conduce sempre verso Dio.
Ogni suo gesto, ogni suo consiglio, ogni sua parola sembravano indicare un’unica direzione: Paramhansa Yogananda.
Più lo osservavo, più capivo che non stava costruendo un culto della personalità.
Stava insegnando a vivere.

Il giorno in cui capii tutto.

La svolta arrivò attraverso un sogno.

Sognai Swamiji anziano, seduto su una carrozzina.
Dalle montagne arrivavano frecce dirette verso di lui.
Istintivamente corsi a proteggerlo.
Pensavo di essere io ad aiutarlo.
Ma accadde qualcosa di sorprendente.
Mentre cercavo di salvarlo, lui diventava sempre più giovane, sempre più forte, fino ad alzarsi in piedi.
Le frecce non riuscivano più a colpirlo.
Anzi.
Era lui che proteggeva me.

Al risveglio compresi una verità che ancora oggi porto nel cuore.

Con il Guru succede spesso così.
Crediamo di sostenerlo.
In realtà è lui che sostiene noi.

L’ultimo insegnamento

Molte persone pensano che il rapporto con un maestro finisca con la sua morte.
Per me accadde l’opposto.

Quando Swamiji lasciò il corpo, ogni dubbio cadde improvvisamente.
Lo sentii più vicino di prima.
Fu allora che compresi qualcosa che avevo combattuto per anni.
Non ero semplicemente un ammiratore.
Ero un suo chela.
Un figlio spirituale.

Paradossalmente fu proprio la sua assenza fisica a rendere la sua presenza interiore ancora più evidente.

Cosa mi ha insegnato Swamiji

Se oggi dovessi riassumere in poche parole ciò che ho imparato da lui, direi questo:

  • non trattenere;
  • lascia andare;
  • fidati della Grazia;
  • fai la tua parte e consegna il risultato a Dio.

Può sembrare semplice.
Ma servono anni per impararlo davvero.

Io sto ancora imparando.

Il vero miracolo

Ripensando al mio cammino, mi accorgo che i miracoli più grandi non sono stati i sogni, le intuizioni o le esperienze spirituali.

Il miracolo è stato un altro.

È avvenuto ogni volta che ho smesso di oppormi.
Ogni volta che ho lasciato cadere un altro velo.
Ogni volta che ho permesso all’Amore di entrare un po’ più profondamente nella mia vita.

Forse è proprio questo il dono più grande che Swamiji continua a offrire a noi discepoli.
Non quello di renderci persone straordinarie.
Ma di aiutarci, lentamente, a diventare ciò che siamo sempre stati.


Se questa storia ha toccato il tuo cuore, potresti sentirti ispirato a conoscere di più sulla vita e l’eredità di Swami Kriyananda nel suo anno del centenario.
Puoi scoprirlo qui:

Centenario di SwamiKriyananda

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