Durante un periodo della mia vita, intorno ai ventitré anni, mi sentivo triste e scoraggiato, perché la mia ragazza mi aveva lasciato.

Semplicemente non riuscivo a capire come e perché fosse successo – e così inaspettatamente!

Forse il profondo legame che sentivo di avere con lei, aveva oscurato la mia consapevolezza degli effetti residui dei traumi della sua infanzia disfunzionale?

Forse lei era già in grado di percepire che io ero su un percorso spirituale nel quale non sarebbe stata in grado di seguirmi?

Qualunque cosa l’avesse spinta, il cambiamento arrivò come un colpo improvviso e crudele e il mio dolore fu genuino e intenso.

Trovai l’occasione per parlare con un’amica, una giovane americana laureata in psicologia che, come me, era venuta in Italia per stare con la persona amata.

“Non capisco”, dissi piangendo. “Tutto l’amore che aveva per me all’inizio, si è trasformato in odio!”

La sua risposta concreta mi sorprese. “È lo stesso”, disse semplicemente, senza fornire ulteriori spiegazioni.

Qualche tempo dopo tornai a “Samadhi”, l’amata poesia che Yogananda scrisse mentre viaggiava nella metropolitana di New York.

In essa, troviamo una potente espressione poetica della felicità estatica che accompagna un’espansione illimitata della coscienza. “Memorizzalo”, Yogananda era solito dire ai suoi discepoli, “Perché questo è chi sei veramente!”

Questi sono i versi che mi fecero riflettere:

Amore, odio, salute, malattia, vita, morte,

Periron queste false ombre sullo schermo della dualità.

Amore e odio sono davvero la stessa cosa, come aveva detto la mia amica psicologa? Solo ombre, entrambi? e per di più false ombre?

Mi venne in mente anche una cosa che mi aveva detto una volta mia sorella maggiore. “La mamma mi ha detto che se Papà fosse diventato infedele, avrebbe iniziato a odiarlo.”

Mia sorella, allora adolescente, che era incline all’introspezione, arricchì la sua storia con alcuni suoi commenti: “Penso che ciò sia piuttosto superficiale. Io non lo odierei affatto! Io cercherei di riflettere, su me stessa e su di lui. Cercherei di capire!”

Anch’io stavo cercando di capire, e il mio sconforto aggiunse vigore ai miei sforzi spirituali.

In Autobiografia di uno Yogi, Sri Yukteswar parla in realtà di due manifestazioni d’amore:

L’amore ordinario è egoista, oscuramente radicato in desideri e appagamenti. L’amore divino è senza condizioni, senza limiti, senza mutamenti. La volubilità del cuore umano si estingue per sempre al tocco trafiggente del puro amore.

Per me questa grande promessa assunse un significato luminoso: se avessi diretto il mio amore ordinario verso il Guru, la mia capacità di accettare e amare gli altri (incluso il mio immaturo sé) sarebbe aumentata proporzionalmente e mi sarei avvicinato al samadhi descritto da Yogananda nei suoi versi.

E l’odio, quell’altra “falsa ombra”? Può anche questo connetterci con Dio?

L’odio ordinario sicuramente non può! L’odio di Hitler per gli ebrei fu una tragica ignoranza umana. Fu vera meschinità – straordinaria solo nella sua portata di formidabile energia psichica con la quale coinvolse un’intera nazione. La grande menzogna su cui si fondò, isolò lui e il suo popolo dall’umanità in generale e da ogni pacifico svolgimento degli eventi. Poteva solo portare alla sua eventuale distruzione dopo un ciclo, durato dodici anni, di catastrofe nazionale e internazionale.

Né l’intenso odio di Hitler fu compensato dall’amore per qualcos’altro. Se avesse davvero amato il suo paese e se avesse creduto nella sua teoria del “sangue e terra,” avrebbe cercato di salvare la Germania da ulteriori bombardamenti e guerre. Invece, usò ciò che era rimasto del suo potere per trascinarla nella distruzione, insieme a lui.

Ma c’è anche un’altra storia: quella di Ravana e il suo odio, non per altri umani, ma per Rama, incarnazione divina.

La passione di Ravana per la distruzione gli aveva procurato un premio da Shiva: l’indistruttibilità. Questo vantaggio, tuttavia, non gli diede la felicità che desiderava, tutt’altro! Forse era afflitto da quella “monotonia angosciosa” che, come spiega Yogananda, alla fine spingerà le persone, dopo innumerevoli incarnazioni, a cercare Dio.

Ahimè, Shiva non poteva aiutare il povero diavolo, che lui stesso aveva reso indistruttibile.

“Vai da Vishnu”, fu il suo messaggio.

Ravana poi diresse tutto il suo odio verso Rama, che era un’incarnazione di Vishnu. Rapì la moglie di Rama e diresse il suo esercito e tutti i suoi formidabili poteri contro quel gentile Re di Ayodhya.

Ravana, nel suo cuore, deve aver sempre saputo che non avrebbe mai potuto vincere contro Dio, l’Unico. Come si può distruggere la Coscienza Cosmica? Ma Ravana continuò a provarci, e non riusciva a togliere Rama dalla sua mente …

Alla fine, questo odio portò alla sua liberazione. La sua fissazione su Rama lo rese sempre meno umano e sempre più divino, fino a quando Rama gli conferì l’indistruttibilità divina, uccidendo la sua forma egoica, e rendendolo uno con Sé.

Il successo sul sentiero spirituale non dipende da quanto sei buono o cattivo, ma dal grado con cui puoi dirigere le tue energie (amore e odio inclusi) verso l’alto, dal cuore all’ “occhio spirituale liberatore”. Nello sforzo di farlo, torna al poema estatico del Maestro:

Collera, avidità, bene, male, salvezza, lussuria,

Tutto inghiottii, tutto trasmutai

In un vasto oceano di sangue del mio unico Essere!

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