Qualcuno mi chiede:

-Tu fai yoga?

-Sì, rispondo, pratico l’Ananda yoga.

A questa risposta spesso vedo espressioni interrogative o perplesse, di solito la risposta è Hatha yoga, Yengar yoga

-Qual è la differenza?, mi chiedono.

Proverò a rispondere qui, nonostante io non sia “un’esperta” di yoga, ma tutto quello che condivido è nato da dentro, dall’esperienza che questa pratica mi ha donato.

Nella vita ho approfondito diverse discipline sportive, dal calcio femminile alla ginnastica artistica, al rock’n roll acrobatico, ma nessuna di queste mi ha lasciata appagata fino in fondo.

Poi accadde che sette anni fa, approdai nella comunità di Ananda Assisi e fui completamente travolta dagli insegnamenti del grande Maestro Paramhansa Yogananda.

Ritornata a casa, in Friuli Venezia Giulia, mia regione d’origine, scoprii un Centro nel quale era possibile imparare le tecniche di base del sentiero del Kriya yoga: Hong So ed esercizi di ricarica.

Una domenica mattina entrai nel luogo delle lezioni che era una yurta allestita a tempio, e lì vidi un’ insegnante che stava conducendo una lezione di Ananda yoga. Senza pensarci due volte srotolai il tappetino a terra, chiusi gli occhi e venni completamente rapita dalle sue parole, percependo una tale profondità, che quando li riaprii, mi resi conto che la pratica aveva toccato le corde più nascoste e profonde della mia anima: era stata una vera e propria meditazione in movimento.

Non avevo mai praticato yoga fino ad allora, eppure gli asana mi sembrano così familiari, come se fossero sempre stati parte di me.

Da quel giorno, non smisi più di praticare. L’insegnante, Maela Cescutti, diventò da quello stesso giorno per me una guida, un’amica e una sorella con la quale avrei condiviso lunghe lezioni e meditazioni, seguendola nelle sue attività pubbliche e private. Trascorsi con lei molte ore in silenzio asana dopo asana, kriya dopo kriya, nella grotta himalayana della sua stanza, adibita a tempio.

Nel frattempo cercavo di cogliere ogni opportunità per recarmi ad Ananda Assisi, dove iniziai a conoscere l’Ananda yoga anche attraverso Jayadev e Devika.

I benefici fisici, emotivi e psicologici erano così grandi, che il desiderio di condividere questi insegnamenti con tutti mi fece pensare di poter frequentare l’Accademia di Ananda Yoga. Purtroppo, timidezze, dubbi e antiche insicurezze non mi davano pace e bloccavano questo progetto.

Un pomeriggio durante una lezione guidata da Jayadev, pregai profondamente il Maestro e Swami di guidarmi, di darmi un segno che mi potesse indicare la via giusta. Conclusa la lezione Jayadev si avvicinò, mi guardò e sorridendo disse: “Dovresti iscriverti all’Accademia!” La risposta era giunta in modo così chiaro e inaspettato, che iniziai a piangere di gioia!

Questo fu l’inizio di un percorso che tutt’ora fa parte della mia vita in modo sempre più completo, consapevole e profondo.

Pratico l’Ananda yoga, in ogni momento libero ed in ogni situazione che lo permetta. Spesso mi rendo conto che mi basta un asana per cambiare lo stato di coscienza ed il livello di energia. In questo modo riesco ad affrontare la vita con rinnovata forza e consapevolezza.

Ogni lezione poi, diventa un viaggio, una guarigione profonda.

Quando ho la possibilità di guidare una pratica, osservo come le persone si trasformano ed entrano in contatto con una parte più profonda e autentica in loro stessi. Anche chi non ha mai praticato prima lo yoga, entra facilmente nel flusso e alla fine diventa più aperto, espanso e centrato in se stesso.

Questo è ciò che l’Ananda yoga è per me: uno strumento di crescita e di condivisione di quelli che sono i punti di riferimento della mia vita, ciò che mi tiene radicata e allo stesso tempo aperta a cogliere i segnali che la vita offre in ogni momento.

Archana vive ad Ananda Assisi dall’agosto 2019, dove ha intrapreso il percorso del Living Discipleship. Lavora come insegnante di sostegno nella scuola pubblica di Gubbio.

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