La storia del mio incontro con l’Ananda Yoga, e con il mondo dello Yoga in generale, è la storia di un viaggio … un viaggio iniziato molto tempo fa (per chi crede nella reincarnazione oserei dire molte vite fa) … un viaggio alla ricerca della consapevolezza, scoprire chi siamo noi veramente, perché siamo qui, dov’è quella felicità e quell’amore che tutti cerchiamo … 

Ma procediamo con ordine.

All’inizio della ricerca ho sempre sentito che ci fosse una realtà più grande della nostra, un amore più grande del mero amore umano … ma la comprensione mi sfuggiva e sembrava solo una fantasticheria: i racconti del mondo quotidiano sembravano raccontare un’altra storia. Il sentire interiore si scontrava con il pragmatismo esteriore, provocandomi una grande sofferenza.

Pensavo: “Ma se siamo nati solo per lavorare, sposarsi e morire e la vita sembra impostata da circostanze esterne, che senso ha vivere? Questa vita non ha nulla che mi attiri …” 

Questi pensieri negativi si scontravano invece con una potente forza interiore che attribuivo a Cristo (avendo un background cattolico), che mi spingeva a cercare dell’altro e mi dava coraggio.

 Il mio percorso interiore mi fece rincontrare in questa vita in un caro amico, anche di vite passate sento, che oltre ad essere stato il mio pediatra era uno psicoterapeuta.

Lui era l’unica persona di cui sentivo di fidarmi e non uno “strizzacervelli” come gli altri. Grazie a lui iniziai un percorso di autodisciplina e osservazione (oserei dire in termini sanscriti “tapasya” e “swadhyaya”) che includeva anche la prima lettura di Autobiografia di uno Yogi di Paramhansa Yogananda.

Dopo aver letto quel libro, sentivo forte l’esigenza di trovare un luogo dove si potessero imparare gli insegnamenti di Paramhansa Yogananda, e così, googlando, trovai Ananda e decisi di andarci.

Fu una bellissima esperienza. Soprattutto sentivo una voce interiore che ripeteva “Casa”, e tra i  vari programmi offerti c’era quello dell’Accademia di Ananda Yoga. 

Decisi quasi subito di iscrivermi. Non avrei mai pensato di insegnare Yoga, né volevo insegnarlo. Semplicemente volevo immergermi in questi insegnamenti e godere delle benedizioni della pratica, avere un’esperienza vissuta.

Ma ben presto, in tutta umiltà, percepii che tutta la felicità, gioia, beatitudine che provavo via via che studiavo e praticavo l’Ananda Yoga, era qualcosa che non potevo avere solo per me stesso, ma che avevo il sacro onore e piacere di condividerlo con gli altri. Come se fossi una brocca vuota, traboccante di acqua divina che non poteva essere rinchiusa, ma doveva bagnare di gioia anche chi mi circonda. 

E questo è lo Yoga, e soprattutto l’Ananda Yoga: un percorso di autodisciplina e osservazione, di sfide ed ostacoli, ma di grande amore e pace. E’ una benedizione, seppure nei momenti di sfida e sofferenza più grande, una parte di te sente di dire come Cristo nei Getsemani “allontana da me questo calice” o come Arjuna che si siede, curvando la schiena, affranto dal dover combattere i cugini.

In tutte queste sfide, lo Yoga rimane uno strumento che ti permette di espandere la tua coscienza, di dare il giusto peso alle cose, e allo stesso momento di vivere con consapevolezza, efficienza, gioia e serenità ogni singolo respiro della tua vita.

In divina amicizia,

Bikram Mario Liguori

One Comment

  1. Ma questa esperienza l’ho trovata profonda e intensa come te! Caro dolce piccolo amico, scusa l’assenza ma spero di rifarmi….
    Che bella cosa deve essere stato scrivere quest’esperienza così ispirante…..
    Piccoli fratellino amico! Grande di grazie e profondità d’animo, amico di e per sempre!
    Quante esperienze dall’ultima volta a d ananda… chi avrebbe potuto dirlo????
    Anisha

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