Introduzione

È una rara opportunità poter esplorare le vie del discepolato con il discepolo di un Maestro completamente realizzato. Swami Kriyananda, discepolo diretto di Paramhansa Yogananda, ci aiuta a comprendere il profondo valore spirituale del rapporto guru-discepolo. La sua guida è particolarmente preziosa in un periodo come questo, in cui molti stanno cercando di ridefinire tale concetto in base alle realtà del momento.

Queste lezioni sono interamente tratte da discorsi, interviste e lettere di Swami Kriyananda che coprono un arco di oltre vent’anni, nonché dalle parole di Yogananda che lo stesso Kriyananda ha annotato. Sono state esposte in modo tale da gettare luce sui molteplici aspetti di un argomento così complesso.

Studiando la scienza dello yoga è facile concentrarsi unicamente sulle tecniche del sentiero, illudendosi di poter trovare Dio solo con i propri sforzi. Attraverso il discepolato, si impara invece a trovare quell’equilibrio fra impegno personale e grazia divina, che è essenziale per il progresso spirituale. A livello ideale, infatti, le tecniche dello yoga dovrebbero aiutarci a collaborare con il flusso della grazia nella nostra vita; solo per mezzo della grazia, che il discepolo sincero attrae dal guru, il vero cambiamento interiore diventa possibile.

Ti auguriamo, con queste lezioni, di imparare ad attrarre la grazia del guru nella tua vita e a riceverla pienamente, fino a divenire uno con Dio.

Comprendere la necessità di avere un guru

Parole di Paramhansa Yogananda

Le persone che sono ancora imprigionate nella gabbia dell’ego considerano spesso la prospettiva di avere un guru come una minaccia alla propria libertà personale. Non comprendono che la libertà è esattamente ciò di cui sono prive!

Il ruolo del guru è quello di aprire la porta della gabbia.

Il ruolo del guru è quello di aprire la porta della gabbia. Se il discepolo, sentendosi ancora legato alle proprie limitazioni, dovesse esclamare: «Lasciami stare; mi piace il mio piccolo bozzolo di piaceri e desideri!», il guru non insisterà. Dirà semplicemente: «Sono venuto perché tu mi hai chiamato, altrimenti non lo avrei fatto. Non è stata una mia necessità a condurmi a te, ma un tuo bisogno. Finché non mi chiamerai ancora, aspetterò».

Accettare un guru non significa caricarsi di un peso! Non è una minaccia al libero arbitrio e alla felicità personale: è la più grande benedizione che tu, o chiunque altro, possiate ottenere in questo mondo. Sono necessarie intere incarnazioni di buon karma per attrarre l’aiuto di un vero guru.

All’inizio Dio manda al ricercatore una guida indiretta, attraverso libri o insegnanti minori. Solo quando il desiderio di conoscerLo è molto forte, Egli invia il Suo aiuto nella forma di un guru realizzato. Lo studente non fa certo un favore al guru accettandolo; piuttosto, il ricercatore spirituale deve aver pregato con molta intensità, in questa vita e nelle precedenti, per meritare una benedizione così grande.

Non è necessario che tu vada alla ricerca di un guru. Il Signore te lo manderà, o ti condurrà a lui, quando sarai spiritualmente pronto.

Parole di Swami Kriyananda

Viviamo in un’era in cui la maggioranza delle persone non trova certo attraente il concetto di discepolato. Io stesso, da ragazzo, manifestavo la tendenza a essere un intellettuale ribelle. Quando si trattava di religione, ritenevo che nessuno avrebbe potuto insegnarmi qualcosa, innanzitutto perché presumevo che nessuno sapesse niente, e in secondo luogo perché pensavo che trovare la verità richiedesse una tale integrità da parte del ricercatore, che accettare le risposte di qualcun altro avrebbe significato non essere leali con se stessi. Alla fine, però, mi accorsi che tutti gli sforzi per migliorarmi non mi portavano da nessuna parte. Mi occupavo di un lato della mia natura, cercando di affinarlo al meglio, per poi accorgermi che un altro aspetto stava iniziando a peggiorare per mancanza di sufficiente energia.

Compresi anche quanto fossi ignorante e mi accorsi che, per qualche strana ragione, le cose che mi sembravano valide finivano spesso per non funzionare affatto. Anche se non avevo ancora accettato l’idea dell’esistenza di Dio, stavo disperatamente cercando la verità. Ecco perché, sebbene pensassi che non avrei mai rivolto quelle parole a nessuno, la prima cosa che dissi quando incontrai Paramhansa Yogananda fu: «Voglio essere vostro discepolo». Questo non significava che volessi essere il servitore di qualcuno o trasferire passivamente a un’altra persona le responsabilità della mia vita: avevo semplicemente compreso che se si vuole diventare bravi pittori, alla fine bisogna seguire qualcuno che conosca quest’arte. Se davvero vuoi conoscere Dio, devi imparare come fare da qualcuno che Lo ha già trovato.

Abbiamo bisogno di un guru?

Il guru è il trasformatore della coscienza divina.

Perché abbiamo bisogno di un guru? Diciamo così: la potenza prodotta dalla centrale elettrica di una città non può essere trasferita direttamente agli impianti delle nostre case; sarebbe troppo forte e brucerebbe tutti i circuiti. Deve essere abbassata dai trasformatori fino al voltaggio che i nostri circuiti sono in grado di sopportare. Lo stesso vale per il nostro sistema nervoso e per la nostra coscienza. La Coscienza Cosmica è incredibilmente al di là delle nostre percezioni umane e della nostra capacità di ricevere, al punto che non potremmo sopportarla. Deve giungere a noi in modo graduale e la sua potenza deve essere diminuita dai trasformatori. Il guru è il trasformatore della coscienza divina.

Un altro punto da considerare è che talvolta, durante la meditazione, ci si può sentire sopraffatti dal tocco del potere divino. Quel potere è così immenso e inconcepibilmente grande che, quando siamo in contatto con quell’aspetto di Dio, ci sembra di poter essere polverizzati in un istante senza che nessuno se ne accorga. Ciò non è vero, ma sentiamo che nulla di ciò che siamo può significare qualcosa in confronto a quel potere così smisurato. È uno stato che l’ego non è immediatamente pronto ad accettare, ed è per questo che dobbiamo espandere per gradi la nostra consapevolezza. Dobbiamo comprendere che il Divino, colmo di amore per noi, ci invia il guru per aiutarci. Dio, attraverso il guru, abbassa la Sua coscienza fino al livello in cui possiamo interagire e comunicare con Lui.

Tutti hanno bisogno del guru? Dipende da ciò che stanno cercando. La verità è che non sono molti coloro che meritano di avere un guru. Non si riceve un guru solo iniziando a percorrere un sentiero spirituale. Non è così facile. Bisogna conquistare il diritto di avere un guru, proprio come bisogna conquistare la possibilità di studiare con un grande artista, che non perde tempo con i bambini dell’asilo poiché sa che sarebbe uno spreco di energia.

Verso la fine della sua vita Yogananda disse: «Sono stanco di avere a che fare con vecchi ronzini. Ora voglio cavalli da corsa». In un’altra occasione, egli affermò: «Se cerchi di svegliare certe persone mentre dormono, si girano dall’altra parte dicendo: “Lasciami dormire”. Altre si svegliano per un po’, ma se le lasci sole si riaddormentano. Ce ne sono alcune, invece, che appena sentono pronunciare il loro nome si alzano immediatamente, pronte a partire, e non si fermano mai». È questo il tipo di discepolo veramente adatto alla disciplina che un guru può impartire. Non è che il guru desideri avere dei seguaci o che alcuni discepoli siano favoriti rispetto ad altri; semplicemente, il calibro del discepolo deve essere all’altezza di ciò che il guru ha da dare.

Nel suo libro La scienza sacra, Sri Yukteswar spiega che il primo elemento da sviluppare per attrarre le benedizioni di un vero guru è l’amore naturale del cuore. Senza di esso, egli afferma, non è neppure possibile mettere un piede davanti all’altro sul sentiero spirituale. Solo quando quell’amore si schiude, siamo pronti a seguire colui che può guidarci nel cammino verso l’Infinito.

Quando sviluppiamo questo amore naturale, raggiungiamo il livello in cui possiamo essere vicini a un guru che ha realizzato Dio. A quel punto, è ancora necessario avere un guru? Beh, è necessario trovare qualcuno che possa insegnarci a dipingere bene? Probabilmente sì. La pittura, tuttavia, è qualcosa che possiamo vedere e nella quale possiamo esercitarci, se possediamo anche solo un po’ di talento innato. La questione è molto più difficile quando arriviamo al livello della crescita spirituale, poiché essa è così sottile che spesso non riusciamo a vedere i cambiamenti che stiamo cercando di realizzare in noi stessi. Le trasformazioni spirituali di solito sono lente, e solo dopo molti anni possiamo renderci conto se stiamo camminando nella giusta direzione. Il tempo passa, lasciando il segno nel nostro carattere e nella nostra coscienza. Può accadere che dopo molti anni ci si svegli improvvisamente, dicendo: «Oh, mi sbagliavo!». Quanto spesso ho sentito questa storia! È molto più saggio trovare qualcuno che, avendo già percorso il sentiero fino alla fine, può indicarci la strada giusta da seguire.

Lo scopo del guru è proprio quello di trasformarci nel guru di noi stessi.

Di nuovo: è necessario avere un guru? Possiamo farne a meno solo se siamo giunti in questa incarnazione con un tale livello evolutivo da poter essere il guru di noi stessi. Lo scopo del guru è proprio quello di trasformarci nel guru di noi stessi. Egli è qui solo per aiutarci e guidarci fino al punto in cui potremo proseguire da soli. Non desidera continuare a tenerci come suoi discepoli, ma renderci grandi quanto lui, e anche di più. Non c’è gelosia in Dio. Il guru cerca di farci diventare abbastanza forti e abbastanza saggi da proseguire il cammino con sicurezza, senza più alcun aiuto da parte sua.

Talvolta un discepolo supera il livello di evoluzione del proprio guru, tuttavia nutre sempre un grande rispetto per lui, poiché è consapevole che il suo maestro è stato il canale attraverso cui ha potuto conoscere Dio. Così, persino anime come Yogananda, venute al mondo già illuminate, recitano ancora la loro parte nel rapporto guru-discepolo per dare il giusto esempio agli altri. Al di là di questi rari casi, possiamo solo dire questo: «Non hai bisogno di un guru se non vuoi Dio. Ma se Lo desideri davvero, e se vuoi darti da fare per raggiungerLo, allora hai veramente bisogno di un guru».

Come trovare un guru


Come fare per trovare un guru? Ho sentito una storia vera, di un uomo che si ritirò sulle montagne a meditare. Dopo molti anni di profonda meditazione, un giorno uscì per fare una passeggiata. Quando tornò, trovò davanti alla sua capanna un uomo seduto nella posizione del loto, che gli disse: «Sono venuto per aiutarti». Si dice infatti che quando il discepolo è pronto, il guru appare. Troviamo quindi il guru sviluppando l’amore e cercando Dio con tutto il nostro cuore. Al tempo stesso, dobbiamo ricordare che Dio è il guru: nessun essere umano può esserlo. Egli è il guru, e agisce attraverso un’anima illuminata. Un vero guru non si assumerà mai il merito di essere tale.

Yogananda non accettò mai di essere considerato un guru. Diceva sempre: «Dio è il guru». Una volta, durante un pranzo organizzato alla chiesa di Hollywood dopo il servizio domenicale, qualcuno gli disse: «Se ho ben capito, il vostro primo discepolo in America è stato il dottor Lewis». Yogananda rispose con un tono un po’ severo: «Questo è ciò che dicono». Vedendo la sorpresa della sua interlocutrice, il Maestro aggiunse: «Non li chiamo mai miei discepoli: sono i discepoli di Dio». Il vero guru darà sempre ogni merito a Colui al quale esso realmente appartiene: a Dio. Un vero maestro, infatti, non ha un ego che possa assumersi alcun merito; è solo consapevole di essere uno strumento di Dio.

Così, se vuoi trovare il guru e avere un rapporto sincero con lui, ricorda che quel rapporto dovrebbe essere innanzitutto con Dio. Non aspettarti l’intensa relazione personale che gli uomini tendono a sviluppare con altri esseri umani. Un guru non la accetterà.

Il guru lavora attraverso il magnetismo

Consideriamo le cose da un altro punto di vista. L’influenza del guru è simile a quella di una calamita. In una barra di acciaio non magnetizzata, la direzione in cui sono rivolte le molecole è casuale, ed esse si neutralizzano a vicenda. Quando avviciniamo quella barra a un magnete, il suo influsso disporrà gradualmente le molecole in una direzione nord-sud. In questo modo, la barra di acciaio non magnetizzata sviluppa il suo magnetismo. Non trae quel magnetismo dalla calamita, ma viene solamente influenzata da essa ad allineare le sue molecole.

Come un magnete, il guru cerca di allineare i vortici di energia nella nostra spina dorsale.

Nel nostro subconscio risiedono desideri e tendenze di ogni genere, provenienti da innumerevoli incarnazioni. Questi desideri, simili a molecole, sono situati nella spina dorsale sotto forma di vortici di energia. Quando pensiamo ai miliardi di desideri che probabilmente abbiamo, dobbiamo chiederci: «Come potremo mai soddisfarli tutti?». Sarebbe come cercare di orientare ogni molecola, tra i miliardi presenti nella barra d’acciaio, verso una direzione nord-sud. Forse è possibile girarne qualcuna, ma quando arriva il momento di passare al gruppo successivo, le prime stanno già tornando nella posizione originaria.

Come un magnete, il guru cerca di allineare i vortici di energia nella nostra spina dorsale. Non vuole imporci la sua coscienza, ma piuttosto aiutarci a sviluppare il nostro potere interiore, così che possiamo trasmutare ogni energia dirigendola verso il cervello e orientandola in una direzione nord-sud. Non è lui soltanto a fare questo lavoro: dobbiamo occuparcene noi stessi. Coloro che pensano: «Adesso sono discepolo di un guru. Farà lui tutto il lavoro per me», si sbagliano. In ogni ashram è possibile osservare come i discepoli che progrediscono maggiormente sono quelli che “fanno il lavoro con le proprie mani”. Ascoltano la guida del guru per sapere cosa fare, ma poi sono loro stessi a farlo. Il guru ci aiuta rafforzandoci, chinandosi verso di noi per sollevarci, ma siamo comunque noi a dover compiere l’arduo sforzo di scalare la montagna per raggiungere le altezze.

Potrà esserti d’aiuto, nella meditazione, sentire che il guru è seduto dentro di te e fa le pratiche attraverso di te. Chiedigli mentalmente: «Come dovrei fare questa pratica? Mostramelo». Se porrai queste domande nel tuo intimo, con sintonia, scoprirai immancabilmente che le risposte arriveranno.

Il giusto modo di rapportarsi con il guru è sempre interiore, non esteriore; si tratta sempre di entrare nella spina dorsale, cercando di portare in alto l’energia. È questo ciò che rende il Kriya Yoga una scienza meravigliosa, poiché ci aiuta a interiorizzare ed elevare l’energia nella spina dorsale, magnetizzandola. Questo accade in un senso letterale: ogni piccolo desiderio o tendenza che abbiamo mai avuto ha formato un piccolo vortice, e tutta quell’energia che si trova dentro di noi è coinvolta in molte cose diverse.

L’influenza del guru è il potere interiore che ci aiuterà a liberare e a portare in alto la nostra energia. Al tempo stesso, dobbiamo anche compiere la nostra parte di sforzi, praticando il Kriya Yoga, la devozione e altri tipi di yoga che elevano l’energia e la dirigono in alto verso l’occhio spirituale. Finché non raggiungiamo l’illuminazione, l’energia dell’ego è intrappolata nel midollo allungato. Un maestro, al contrario, è completamente centrato nell’occhio spirituale e tutto ciò che fa irradia da quel punto. Quanto più impariamo a portare tutta l’energia in alto lungo la spina dorsale e a offrirla nel punto tra le sopracciglia, tanto più cresciamo spiritualmente. L’unico obiettivo del guru è aiutarci a fare questo.

Il guru deve essere presente fisicamente?

Il guru deve essere con noi fisicamente? No, non è necessario che lo sia, perché il rapporto con lui è interiore. In alcuni ashram ho visto dei discepoli coltivare per anni un rapporto solo esteriore con il guru, senza mai arrivare molto lontano. I discepoli realmente seri, invece, erano coloro che mantenevano con il guru un contatto interiore e che, privi del bisogno di essere accanto a lui fisicamente, cercavano nel loro intimo la sintonia con lui. Ciò che conta è l’influenza del guru, il suo influsso che si irradia all’esterno verso il discepolo. È questo ciò che permette a un maestro come Yogananda di essere un salvatore del mondo. Egli è rimasto nel corpo solo per pochi anni, ma il suo potere vivrà molto più a lungo. Aiutare le persone è la sua missione divina. Ecco perché molti suoi discepoli che non hanno mai avuto l’occasione di incontrarlo in vita, sentono comunque fortemente la sua presenza.

È anche una buona cosa ricevere la guida di coloro che sono in sintonia con lui, comprendendo però che è il suo potere a fluire attraverso di loro. È il guru che dà quel potere più profondo, ma lo trasmette attraverso coloro che possono dare la sua diksha, il tocco fisico della sua benedizione. Non è necessario che egli sia presente nel suo corpo fisico, poiché ha molti altri corpi attraverso cui lavorare. Tuttavia, il vero scopo del discepolo è entrare intimamente in sintonia con lui e sentire la sua guida interiore.

Mi riferisco in particolare a Yogananda, ma naturalmente egli non è il solo messaggero inviato da Dio. Si possono riconoscere i veri santi dai segni che li rendono tali: la compassione, la calma, la saggezza, la gioia in ogni circostanza, la devozione verso Dio e l’altruismo, solo per nominarne alcuni.

I veri maestri cercano di attrarre le persone a loro stessi o a Dio? Se un maestro cerca di condurti a Dio, allora sei in buone mani; se cerca di attirarti a sé, ti renderà più debole, anziché più forte.

Un discepolo chiese una volta a Yogananda: «Devo pensare a voi o alla Madre Divina?». Il Maestro rispose: «Pensa alla Madre Divina». Non voleva che i discepoli pensassero a lui come a una persona, ma che ricordassero sempre e infallibilmente che l’autorità per insegnare agli altri gli era data dalla Madre Divina, cioè da Dio, che lavorava attraverso di lui. Il riconoscimento di un guru non deve mai essere personale, ma sempre impersonale e di ampia portata. Quando pensi a un grande maestro, chiunque egli sia, pensa sempre che stai osservando una finestra attraverso cui il raggio di Dio si sta manifestando.

Riconoscere il proprio sentiero

Alla fine, il guru si trova nel tuo stesso sé; non ha bisogno di un corpo fisico.

Come puoi riconoscere il tuo vero guru? Dal potere divino che continua a crescere dentro di te. Non è sempre facile capirlo, ma se segui un buon sentiero e ti sviluppi sempre più spiritualmente, verrà il tempo in cui lo comprenderai. Potrai accorgerti di essere sul sentiero giusto, oppure essere guidato verso di esso. Non c’è gelosia tra i maestri: sono qui solo per guidarci lungo la via che conduce all’illuminazione. Molte volte il Maestro stesso disse a qualcuno di non essere il suo guru e lo indirizzò verso un altro insegnante. Alla fine, il guru si trova nel tuo stesso sé; non ha bisogno di un corpo fisico.

In noi è presente un grande potere divino: siamo l’anima perfetta. Di conseguenza, fa parte della Legge Divina non solo nutrire l’essere umano con piccole ispirazioni, ma anche mostrargli ciò che egli può diventare. Questo è lo scopo del guru. Egli è quell’essere umano che ha conseguito la Coscienza Infinita e può manifestare in tutto il suo essere, nella sua ampia consapevolezza, tutte le qualità superiori rispetto a ciò che noi conosciamo nel nostro stato egoico, umano.

Lo scopo del guru non è solo di essere un faro, che ci mostra ciò che egli stesso è divenuto, ma anche di inviare un raggio di energia divina fino al nostro livello umano, per elevarci e perfezionarci. Possono esserci anche altri santi che hanno raggiunto la perfezione, ma non ce ne servono molti: è sufficiente approfondire un solo rapporto. La relazione più profonda possibile per l’uomo è quella con il messaggero che Dio ha inviato al discepolo. Attraverso questo rapporto con un santo, con un maestro, possiamo raggiungere una profondità maggiore di quella che potremmo ottenere con le generiche benedizioni di molti santi diversi.

Quando Dio vede la buona volontà del devoto, per prima cosa gli invia aiuti di vario tipo, come libri, insegnamenti e così via. Quando il devoto diventa realmente sincero, Dio lo conduce a un vero guru. Non è sufficiente essere con lui fisicamente: deve esistere un profondo legame interiore. La missione del guru (e in questo si può dire che egli non abbia alcuna voce in capitolo, poiché è Dio a mandarlo con questo scopo) è di salvare quelle anime che gli vengono inviate. Non potrebbe esserci una benedizione più grande per noi, in questo regno di illusione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *